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Continue?

Fantache?

Fantache?

Show:

Da anni ho questa teoria su cosa sia Fantasy e cosa sia Fantascienza, o meglio, su cosa sia un BUON Fantasy e cosa sia BUONA Fantascienza.

Innanzitutto, secondo me, c’è da distinguere il genere dall’ambientazione.
Quando la gente pensa al Fantasy, pensa subito, a Elfi con le orecchie a punta, draghi, spade e maghi che lanciano fulmini dalle mani.
Quando la gente pensa alla Fantascienza pensa invece ad alieni più o meno umanoidi, astronavi, pistole laser e tute spaziali.

Queste sono cose che, apparentemente, definiscono un genere, se le si guarda distrattamente, ma quello che fanno davvero è solo definire un’ambientazione.

Chimichangas!

Chimichangas!

Show:

In ritardo di un’intera settimana, ma anche Continue arriva a parlare di Deadpool, il videogioco, non il film. per il film potete ascoltare Ricciotto!

Tremenda Vendetta!

Tremenda Vendetta!

Show:

Figuratevi cosa può succedere quando l’oggetto del tuo odio è un orco che non solo fa parte dell’esercito di Sauron e che ha massacrato la tua famiglia davanti ai tuoi occhi, ma ha anche ucciso e sbeffegiato te, che ancora muovevi i primi furtivi e incerti passi dopo essere stato maledetto ai piedi dei Neri Cancelli di Mordor.

Il mio regno per un cavallo!

Il mio regno per un cavallo!

Show:

Ci sono diversi modi per affrontare la simulazione di un regno.
C’è ad esempio Civilization, di Syd Meyers, che dal 1991 ci mette in mano le redini della storia, spronandoci a costruire un impero che arrivi un giorno a conquistare le stelle, e che secondo TIME è uno dei giochi più importanti della storia.

C’è Sim City, di Will Wright e della sua Maxis, di appena due anni precedente a Civilization, che preferisce occuparsi di qualcosa di più modesto che un impero globale e si occupa solo di una metropoli, con tutto quello che ne consegue: infrastrutture, polizia, pompieri, ambulanze e mostri giapponesi.

Ci sono i vari Total War, a partire da quel Shogun: Total War sviluppato da Activision nel 2002, che ci mettono non solo al comando di interi eserciti sul campo di battaglia in tempo reale, ma anche alla guida di una nazione, tessendone le trame politiche con complicati accordi, alleanze e assassini a sangue freddo.

Poi ci sono giochi come Black and White dei Lionhead Studios, che per non rischiare ci mettono nei panni di una divinità che può plasmare il mondo in base ai suoi capricci e farsi adorare con il terrore o con la devozione, e la cui volontà viene portata agli uomini da avatar bestiali giganteschi che rispecchiano la natura divina del giocatore.

E poi c’è Kingdom, ideato da Thomas van den Berg e sviluppato dalla svedese Raw Fury, in vendita su Steam e GOG.

Il Kingdom di cui vi voglio parlare però non è la versione raffinata e definita che potete comprare per 11 miseri dollari, voglio parlarvi della sua prima incarnazione, quella in flash che ancora si trova gratuitamente sul sito di NOIO, nome d’arte di Thomas, e che ha avuto talmente tanto successo da convincere una software house, seppur piccola, a prenderlo sotto la propria ala protettiva e dargli una degna conclusione.

Make your own kind of music

Make your own kind of music

Show:

Non avendo più paura di svegliare nessuno ho lentamente ricominciato a giocare con un volume decente e mi sono reso conto di una cosa: mi mancavano da morire le musiche dei videogiochi. Non i suoni, che magari in molti giochi danno anche un vantaggio tattico, ma le colonne sonore.