fbpx

Epoca – Le Origini – Nehetare, i Boschi Liberi

( Credits: Andreas Rocha )

Nehetare

Rimasero nascosti nella capanna abbandonata di un pescatore nella Baia dei Venti e dei Soli in attesa che le acque si calmassero, per riprendersi dalle ferite e recuperare le forze. Passò quasi un mese senza che potessero muoversi e riprendere il loro viaggio, ma mentre erano lì la donna che avevano salvato ad Edim si riprese, li ringraziò e rivelò loro di essere Iras la figlia del Re di Reden, l’unica isola ancora libera dal giogo dell’Impero benché di fatto vi avesse stretto rigidi accordi commerciali. Anche Rust era originario dell’isola e presto i due legarono ed instaurarono un buon rapporto, fu presa così la decisione di dirigersi a Reden non appena fosse stato possibile e tentare di trovare anche lì degli alleati nella ormai prossima guerra contro Epoca.

Durante una notte, Yama stava affinando le sue capacità magiche usando la piccola capra Terezi come cavia, tuttavia sondando la mente dell’animale non vi trovò immagini della campagna in cui l’avevano trovata bensì una foresta sterminata, fitta e incontaminata che riconobbe essere come Nehetare. Rivelando la sua scoperta agli altri, decisero di farvi tappa sapendo che gli occhi dell’Imperatore non erano ancora giunti così in profondità sotto le fronde dei grandi alberi e con la speranza di trovare ulteriori aiuti.

Partirono trovando un passaggio clandestino su una nave mercantile e si diressero verso la foresta, ma una volta arrivati scoprirono che non esisteva davvero qualcuno a cui chiedere aiuto: le numerosissime racche che abitavano quel luogo erano divise in tribù frammentate in perenne lotta tra loro.

Non convinsero nessuno a stare dalla loro parte, finendo numerose volte in duelli e guerriglie tra gli ampi tronchi della foresta, ma vennero a sapere che esisteva un vecchio tempio del Dio dei Boschi e delle Foreste distrutto anni prima da una calamità. L’Edera lo trovò e vi entrò scoprendo che le sue fondamenta e le sale principali erano ancora integre, ma una potenza oscura e malevola vi aveva trovato rifugio ed il Dio della Natura pareva esser fuggito da quel luogo.

Scovarono e cacciarono lo spirito maligno, risalirono in superficie dove furono accolti da una folla composta da ogni razza, lentamente e facendosi coraggio a vicenda iniziarono la ricostruzione del tempio.

( Credits: Sandra Duchiewicz )

Il Sacerdote Moar

Quella notte festeggiarono la rinascita del tempio ed il ritorno della Divinità  in esso.

Conobbero un gruppo di satiri che li invitò a soggiornare nelle loro tende, furono proprio loro a riconoscere Terezi, la capretta che si erano portati dietro fino a quel momento, come un esponente della loro stessa razza tramutato in un mero animale da una maledizione.

Guidati dalla stessa capretta, che pareva aver iniziato a mostrare segni di maggior razionalità da quando Yama aveva iniziato a sondarle la mente e una volta tornata nella propria foresta di origine, il gruppo attraversò alcune zone della foresta per giungere in una radura dal terreno dissestato ed il profilo irregolare, al cui centro vi era un singolo alberello basso e nodoso.

Non ci volle molto a capire che era un antico campo di battaglia, ma impiegarono un giorno ed una notte a ricostruire ciò che vi era accaduto: durante uno scontro tra due eserciti, due maghi si erano scontrati, ma nessuno dei due era riuscito a prevalere sull’altro, per questo si erano maledetti per l’eternità ad assumere fattezze inumane e grottesche, solo quando uno dei due fosse morto, l’altro sarebbe riuscito a tornare della sua forma originaria. L’Edera bruciò l’albero e la capra prese subito a contorcersi e mutare sotto i loro occhi.

Moar disse di essere un sacerdote satiro del Dio dei Boschi e delle Foreste, li ringraziò e decise di ricompensarli ufficialmente con una cerimonia davanti al grande tempio nel bosco.

Al tramonto vi era un’enorme folla riunita alle porte del tempio, era stato allestito un palco ai cui piedi vi era un grosso braciere. Moar salì ed iniziò ad officiare i riti della Divinità, ma non appena pronunciò le prime parole in molti compresero che la lingua non era giusta, per quanto ignoranti di tali tradizioni anche i membri dell’Edera sentirono che c’era qualcosa di sbagliato e inquietante nei suoni emessi dal satiro.

Si lanciarono sul palco, ma Moar si gettò tra le fiamme del braciere prima che potessero fare alcunché ridendo e invocando il nome di Epoca: dal fuoco emerse un’enorme figura di brace rossa che ruggì verso il tempio ed esplose in scintille brucianti. Il suono profondo, vibrante e cupo di un corno echeggiò in ogni angolo della foresta, in ogni radice e in ogni foglia.

L’Imperatore era riuscito ad entrare a Nehetare.

( Credits: Andreas Rocha )

Gli Elfi

L’Edera si sposta nel bosco ancora alla ricerca di alleati, viaggiarono per giorni senza trovare nessuno finché il gruppo non si perse tra gli alberi secolari. Fu durante la notte che giunsero gli elfi.

Il loro villaggio era nascosto in una conca naturale, un bacino d’acqua creato da un fiume e dalle sue cascate, le case costruite a cavallo sulle pareti di roccia e gli alberi immensi. Lì ci furono numerose udienze con gli anziani del consiglio, ma niente sembrava convincere gli elfi a scendere in campo contro Epoca.

Dopo giorni di riunioni e discussioni, esasperati dalla cocciutaggine o impressionati dalla fermezza d’animo dei cinque, gli anziani elfici decisero di concedere duecento soldati e cinque guardie del corpo che avrebbero seguito l’Edera fino alla morte. Tuttavia questo sarebbe stato concesso loro solo se avessero sconfitto in un duello al primo sangue Caeldar, il maestro di scherma.

Caeldar viveva in cima alla cascata, il duello si svolse in una radura all’ombra di una grande quercia: nessuno dei cinque riuscì a infliggere una singola ferita all’elfo. Quando il sole calò oltre l’orizzonte, lo scontro finì con un gesto del Maestro, riferì di essere soddisfatto e che li avrebbe addestrati nel tempo che sarebbe occorso al villaggio per preparare le truppe.

Gli fu concesso un solo mese.