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Epoca – Le Origini – Lo Scontro con Epoca

( Credits: A Matter of Perspective )

Il Lord del Ferro

L’aerostato atterrò quasi un mese dopo, il tempo era trascorso lento nel cielo, le ferite del corpo si erano rimarginate, ma gli animi erano appesantiti da tutto ciò che era successo. Rust ancora soffriva per la ferita infertagli da Selina che sembrava non volersi rimarginare del tutto, i lembi si erano spaccati e la pelle intorno diventava sempre più scura.

Le montagne mostravano un panorama ben differente rispetto a ciò a cui si erano abituati stando a Reden, la neve scendeva ogni notte e le abitazioni erano basse, in pietra grezza con un camino sempre acceso al loro interno.
Durante la prima sera trascorsa come ospiti del Lord del Ferro furono invitati ad attendere ancora un giorno prima di incontrare colui che li aveva tanto aiutati ed infine salvati; nel frattempo restarono nella locanda dove Sangue Bollente li aveva condotti e vi trascorsero la notte, conobbero meglio il popolo che li aveva accolti e in particolare di una giovane nana che passò con loro l’intera notte offrendo loro da bere e da mangiare.
Per la prima volta dopo tanto tempo il gruppo si sentì quasi come a casa, ma le ferite, la frustrazione e le difficoltà affrontate erano state troppo e una pesante oscurità era affondata nei loro cuori.

Sangue Bollente li svegliò presto il giorno seguente, li scortò tra le vie cittadine fino alla torre più alta del luogo, la sede degli alloggi del Lord del Ferro.
Una figura ammantata li aspettava in cima alla torre stessa, osservava la città sotto di sé e li aveva visti arrivare, voltandosi si tolse il cappuccio rivelando il volto della giovane nana che li aveva accolti la sera prima.
Parlarono a lungo di Epoca, della ribellione e dell’Edera. Il Lord del Ferro, Shandri, riteneva necessario intervenire ma in quella situazione si trovava con le mani legate. Li avrebbe aiutati fornendo loro equipaggiamenti, armi e anche un esercito se lo avessero desiderato, tuttavia avrebbero dovuto avere una buona strategia ed essere pronti. L’Edera voleva muoversi, ma sapevano di non essere ancora pronti a scendere nuovamente in campo: Rust era ancora ferito, la febbre lo abbandonava solo per poche ore al giorno e nonostante il taglio si fosse ridotto non era scomparso, e Nycta non aveva ancora recuperato il suo corpo.

L’Edera accettò gli aiuti e le richieste di Shandri.

Una volta tornati alla locanda dove alloggiavano, l’oste li fermò porgendo loro una lettera in pergamena, il simbolo sul sigillo di ceralacca era inconfondibile: Epoca li invitava ad uno scontro diretto per porre fine a quella guerra, senza alcuna interferenza ed in campo aperto, chi avrebbe vinto avrebbe scelto il destino dell’Impero.

( Credits: Vera Velichko )

Lo Scontro con Epoca

All’Edera restava una sola settimana.

Yama studiò un modo di restituire un corpo a Nycta in vista della battaglia, tramite la magia necromantica che aveva appreso e consumando il libro Mangia Demoni riuscì a modellare una nuova forma per ospitare l’anima della nared, rimasta per tutto questo tempo in una piantina di limoni. Il corpo di Nycta era tornato tuttavia era diverso da come la giovane si ricordava: era più alta ed i colori della sua pelliccia erano divenuti scuri, neri.
Azalyn e Rust passarono ore dai migliori guaritori e cerusici, ma non sembrava ci fosse alcun metodo o alcuna magia per guarire la ferita e rimuovere l’infezione. Alcuni iniziarono a chiamarla maledizione, così rinunciarono a trovare una soluzione.

La notte prima dello scontro tutti si ritirarono nella propria stanza e non ne uscirono fino al mattino dopo, nessuno osò disturbarli in questo tempo e non parlarono neanche tra loro. Più di una volta Rust passò davanti alla porta di Yama senza sapere che lei fece lo stesso, nessuno dei due ebbe il coraggio di bussare. Nycta riprese confidenza con il suo nuovo corpo, compì magie e magie, si tramutò in molti animali tornando esperta come un tempo di quella magia.

Azalyn non si mostrò fino all’ora della partenza, ma a scendere le scale fu una figura ben diversa da quella che tutti si sarebbero aspettati: niente più Cappa del Terrore, ma solo degli abiti da viaggio neri, i capelli erano stati legati in alto rivelando il volto affilato e severo di una donna. Neera rivelò di aver preso il posto, il lavoro ed il nome del marito, Azalyn, per proteggere i propri figli, nascosti neanche lei sapeva ormai dove. Suo marito si era indebitato e non era riuscito a pagare, gli strozzini erano giunti a casa loro e lui era riuscito a far fuggire lei ed i bambini prima di essere ucciso.

( Credits: Linda Bergkvist )

Cavalcarono per tre giorni prima di giungere nel luogo in cui Epoca li attendeva.
Il campi intorno a loro erano in fiore, nessuno sapeva dire quale fiore colorasse di giallo il loro cammino, ma era ovunque. A mezzodì del terzo giorno giunsero in prossimità di una fattoria solitaria in mezzo a quei campi coltivati. Quella sarebbe stata l’arena.
Si aspettavano un uomo, non sapevano di quale razza o con quale fattezza, ma ognuno di loro si era immaginato quello scontro come una battaglia furiosa, ma contro un solo uomo. La speranza di avere anche una sola possibilità di riuscita venne distrutta quando quattro figure si avvicinarono a loro impugnando le armi.

Erano in quattro: Epoca era quattro persone.

Il primo si avvicinò loro sovrastandoli in altezza e stazza, la sua armatura era di metallo grezzo, scura e irta di borchie e spine appuntite che avrebbero ferito chiunque si fosse avvicinato troppo. Era armato di un’ascia bipenne che brandiva con una sola mano e un pesante scudo a torre, sotto l’elmo si poteva scorgere il ghigno di un orco dalla pelle verde scuro.

Colui che lo seguiva era un uomo vestito di bianco e dal volto celato, non sembrava mostrare alcun tratto particolare, ma le sue mani erano in fiamme e tutta la sua figura emanava un calore tale da far fremere l’aria intorno a sé, camminava come se non temesse di essere colpito da alcunché.

Vi era una donna accanto a lui, al contrario però era vestita completamente di nero e dal cappuccio, che le scivolò sulle spalle a causa del vento, spuntarono due orecchie feline dal pelo nero lucido.Gli occhi gialli erano due globi luminosi che avevano adocchiato la preda.

L’ultimo rimase indietro per osservare l’Edera in silenzio e senza muoversi, ma nessuno lo notò se non di sfuggita: la sua forma era astratta, al sagoma indefinita oscillava col vento e si perdeva in esso, faticava a restare in questo mondo.

La battaglia ebbe inizio con una corsa ad armi in pugno: Rust si gettò contro il guerriero corazzato, ma fu bloccato dal suo scudo ed un colpo d’ascia fece a pezzi il suo corpo. Yama e Neera furono investite da una sfera di fuoco dalle dimensioni enormi e Nycta poté vedere i corpi dei suoi compagni dissolversi in polvere prima che il pugnale della donna tigar le tagliasse la gola. Li accompagnò il sonoro fragore di un corno da battaglia.