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Epoca – Le Origini – Casa

(Credits: Klaus Pillon )

Ritorno ad Endotred

Ancora una volta l’Edera si risvegliò in un luogo diverso. Una luce lugubre e nerastra li aveva accolti quando lo Sbugiarda Maligni aveva compiuto la sua magia, ma questa volta la casa che si ergeva davanti a loro fu fin troppo familiare per Neera. In cima ad un lieve declivio circondata da spighe di grano che ondeggiavano piano nel vento caldo, vi era una casa ad un piano dal tetto in legno e paglia, a vederla l’elfa oscura si fermò per qualche istante senza dire una parola, erano ormai anni che non tornava in quel luogo.
Rimasero nascosti e si armarono nella casa che una volta era appartenuta ad Azalyn, Neera e ai loro figli, dandosi il tempo di osservare la piccola cittadina in fondo alla piccola valle: Endotred era cambiata molto nel tempo in cui loro erano andati via, molte case erano state rase al suolo e al centro della cittadina era stata eretta una struttura per la raccolta di ciò che proveniva dalla nuova miniera scavata poco distante. Se non avessero già saputo dove si trovavano neanche loro avrebbero riconosciuto quella che una volta era stata la loro casa.

Neera restò in casa per alcuni giorni, sembrava avesse difficoltà a spostarsi, dopo tutto ciò che avevano affrontato ancora non sapeva dove fossere i suoi figli, pensando che fosse meglio in quel modo continuava a lisciare e piegare i loro abiti. Nycta si muoveva poco, restando sempre vicina alla casa e prendendo sempre più le sembianze di una volpe.
Rust era vigile e restava davanti alla porta di casa per molto tempo ad osservare Endotred, aveva già visto la sua terra natia venir distrutta dai suoi sbagli e dalla furia della guerra, quella vista era uno spettacolo spaventosamente ipnotico. Yama trovò invece il coraggio di scendere in paese, il suo aspetto era ormai talmente cambiato che quando rivide il suo padre adottivo, questo non la riconobbe neppure e lei non gli parlò, lasciandolo al suo lavoro. Tornando alla casa in cui alloggiavano incrociò lo sguardo con Rust, ormai era tempo che i due non parlavano, sembravano evitarsi per timore di scoprire cosa fosse cambiato dai loro primi sguardi.

Una mattina si svegliarono tutti di buon’ora, avevano ormai compreso come non potessero restare lì per sempre: Epoca li credeva morti, ma non sapevano per quanto tempo questa cosa sarebbe durata, conoscendo l’Imperatore Rosso e le sue forme non restava loro molto tempo.

Sul tavolo della cucina li attendeva una lettera sigillata.

(Credits: Maroucia)

La Richiesta di Epoca

‘So che siete riusciti a fuggire dalla mia Prigione, non mettevo in dubbio avreste trovato un modo, lasciar agire Selina indisturbata e coprire le sue mosse è stata una buona idea. Desidero incontrarvi sotto l’ulivo centenario dietro Endotred, nessuno scontro, nessun combattimento. Spero vi piaccia la cioccolata calda, io adoro la cioccolata. Epoca.’

Così recitava la lettera. Quindi Epoca sapeva, ma il tono era molto diverso, non sembrava affatto la stessa entità che li aveva sfidati a duello neanche un mese prima.
Non tutti erano d’accordo ad andare, non potevano sapere cosa li aspettasse: se fosse stata una trappola sarebbero andati nuovamente contro la morte e questa volta nessuno li avrebbe salvati e aiutati e sarebbe stata la fine, se invece davvero Epoca avesse voluto parlare con loro cosa sarebbe successo? Cosa voleva? Perché ora?
Decisero infine di andare, erano tutti fin troppo stanchi e in entrambi i casi quell’incontro avrebbe posto la parola fine a quella ribellione, alle loro vite o ad entrambe le cose.

Quel giorno stesso si avvicinarono lentamente all’ulivo. Sotto di esso iniziarono a vedere la figura di un uomo di spalle che osservava il panorama, non era semplice però scorgerne i dettagli: la sagoma cambiava in balia del vento e le ombre delle piccole foglie dell’albero mescolavano i lineamenti ed i colori. Una volta avvicinati l’uomo parlò presentandosi come Epoca, il vero Epoca, ma prima di continuare a parlare e a spiegar loro il motivo di quell’incontro li invitò a sedersi, tavolo e sedie emersero dal terreno, composte dalle stesse radici dell’albero accanto a loro, e dal nulla su di esso comparvero tazze colme di cioccolata e biscotti al burro.
Epoca assunse l’aspetto di un giovane uomo mantenendo una forma stabile e precisa per il tempo di quella discussione.

L’Imperatore Rosso era solo un’immagine che lui aveva creato grazie alle leggende e agli anni assieme alle altre tre figure che avevano visto con lui tra i capi durante il duello, ma solo lui era il vero Epoca. I guerrieri che li avevano annientati erano i suoi Vassalli: entità semidivine sotto la sua guida e protezione, non avrebbero mai potuto sconfiggerli finché lui li proteggeva, per questo erano miseramente morti. Tuttavia Epoca aveva visto nell’Edera il cambiamento e aveva compreso che il tempo dell’Imperatore Rosso doveva giungere al termine e dal cambiamento sarebbe nato un nuovo mondo.
Neera, Nycta, Rust e Yama iniziarono a capire ciò che era accaduto, ma non comprendevano realmente le parole dell’entità che stava davanti loro. Epoca sorrise e parlò ancora: lui non era una semplice creatura del mondo, Lui era il Mondo stesso, era l’Ordine, era la Magia, era il Tutto. Le precedenti Cinque Divinità erano i suoi Vassalli prima dei tre che avevano creato L’Imperatore Rosso mille e mille anni prima, ma ora anche il loro tempo era finito. Per Epoca l’Ordine risiedeva nel cambiamento, solo in esso le cose potevano trovare il loro posto nel mondo e adesso il giorno era giunto, l’unica cosa che loro avrebbero dovuto fare era allearsi con lui e attaccare direttamente la Torre Rossa.

Nycta e Yama accettarono l’aiuto di Epoca e strinsero un patto con lui, che le condusse in giro per l’Impero a cercare aiuti ed alleati per l’attacco sotto il nuovo vessillo del Giglio Bianco. Neera e Rust non furono d’accordo e rinunciarono a quell’alleanza e a quel potere, volendo restare ‘umani’.
Fu così che infine l’Edera si sciolse.